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Giorno 23 – Rientro

23 maggio 2009
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Oggi (s)fortunatamente nessun problema.
Dedichiamo la mattinata ad un ultimo salto in città per prendere alcuni souvenir che mancavano all’appello (questo è in realtà il vero motivo per cui non abbiamo preso l’aereo ieri. Io dovevo prendere delle cosette e Gianni doveva liberarsi almeno in parte dei dollari rimasti, perciò abbiamo deciso di partire un giorno dopo…).
Pranziamo presso un self service e ci dirigiamo abbastanza presto all’aeroporto per evitare ulteriori problemi.

Partenza fissata alle 18.30, ci fanno salire sull’aereo già alle 17.30. Causa problemi di traffico in pista l’aereo parte con un’ora di ritardo…passiamo perciò due ore fermi sull’aereo senza poter fare niente…semplicemente ad aspettare…
Il volo non dura troppo, sette ore e mezza che passano relativamente in fretta, tra un film e l’altro.

Si conclude così questo viaggio di tre settimane negli Stati Uniti.
Rientrare a Milano, con solo mezza giornata di riposo prima del rientro a lavoro, è abbastanza (abbastanza? parecchio!) traumatico.
Spiace aver lasciato un Paese che ha da dire molto, e la voglia di tornarci per vedere altri luoghi è già forte, ma tornare a casa dalla propria famiglia è pur sempre piacevole.
Almeno finchè non suona la sveglia per andare a lavoro…
;-)

Giorno 22 – New York

22 maggio 2009
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Possibile sottotitolo per questa giornata:
- the boys are back in town

Uno organizza un viaggio di tre settimane negli Stati Uniti con spostamenti praticamente quotidiani, diversi mezzi da prendere, alberghi de prenotare…
Va tutto liscio…tranne l’ultimo giorno.

Oggi dovevamo praticamente perdere tempo in attesa di andare all’aeroporto (l’aereo partiva intorno 18). Lasciamo i bagagli all’ostello per evitare di portarceli dietro e ce ne andiamo a Central Park.
Central Park, polmone verde della città, non è “solo” un parco. E’ qualcosa di più importante per i Newyorkesi. E’ una sorta di punto d’unione fra tutte le classi…Ci si può trovare chiunque. Credo che se dovessi abitare a New York passerei qui gran parte del tempo.

Siccome il tempo inizia a scarseggiare lasciamo il parco per fare ritorno all’ostello a riprendere le borse. Per il momento siamo in orario.
Come già detto in precedenza i mezzi pubblici lasciano un pò a desiderare. Trovare le stazioni non sempre è facile (alcune volte sono nascoste e soprattutto non sono indicate come da noi con insegne visibili da lontano) e le attese sono lunghe. Fatto è che quando arriviamo all’ostello abbiamo già accumulato un pò di ritardo.
La ciliegina sulla torta si presenta al terminal delle partenze all’aeroporto. I chioschi per fare il check in automaticamente senza presentarsi al bancone della propria compagnia aerea non funzionano. Provando più volte in diversi modi non si riesce ad ottenere nulla…e la fila per parlare con l’operatore è interminabile. Quando un’operatrice annuncia che un altro terminal della stessa compagnia è praticamente vuoto corriamo di lì (qui scena tipo film con noi che con zaini e borse corriamo come disperati per l’aeroporto).

Niente da fare. E’ troppo tardi. Non ci fanno salire. Non resta che prendere un altro biglietto e aspettare domani (non è ancora chiaro quanto sia costato questo nuovo biglietto. Non troppo, comunque).

Domani aereo Alitalia.
Se qualcos’altro dovesse andare storto basta, rimango qua…è un segno del destino…

Giorno 21 – New York

21 maggio 2009
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Anche oggi giornata dal programma ridotto. Usciamo sul tardi e il primo stop è per pranzare in un self service. Sistemato il discorso cibo raggiugiamo il Moma, il museo di arte moderna, ovviamente dopo esserci persi in mezzo alle vie di New York (in macchina o a piedi non fa differenza, ci perdiamo in ogni caso).
Senza girarlo tutto ci concentriamo sui due piani relativi a disegno, fotografia e pittura. Alcune opere lasciano abbastanza perplessi chi come me non ha una mente adatta a comprendere certe cose…

Usciti dal museo entriamo ed usciamo da diversi negozietti di souvenir per prendere qualcosa da portare a casa.

Scopo finale della giornata: trovare un cinema. Non se ne trova uno. Neanche con l’aiuto della rete e del navigatore.
Rientro all’ostello con i soliti piedi fumanti (come i tombini!)…questa sarà l’ultima notte a New York…

Domani spero si riesca a tornare a Central Park, visto che avremo un pò di tempo libero.

Giorno 20 – New York

20 maggio 2009
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La giornata di oggi viene occupata unicamente dalle visite alla Statua della Libertà ed a Ellis Island.

Ci svegliamo abbastanza presto, verso le otto, ma tra un sonnecchiamento e l’altro usciamo che sono le dieci e mezzo passate.
Il traghetto per la Statua della Libertà salpa da Battery Park e, prima di potersi imbarcare, si deve passare il solito controllo relativo alla sicurezza. pochi minuti di navigazione e si arriva alla statua. Al momento non è possibile salire alla corona, si può accedere unicamente alla base. Noi non siamo entrati neanche lì dato che i biglietti per l’ingresso (tra l’altro gratuiti) erano terminati. Ci limitiamo quindi a gironzolare per l’isoletta su cui poggia la statua godendo della vista dello skyline.

Altro traghetto e siamo su Ellis Island, isola su cui gli immigrati venivano controllati al fine di valutare se farli entrare nel Paese o meno. Il centro visitatori spiega i vari passaggi che le persone dovevano seguire, dai test medici a quelli di carattere più legale.

Tra una visita e l’altra se ne vanno via cinque ore.
Tornati a Manhattan cerchiamo un posto dove mangiare qualcosa. A quel punto, con i piedi fumanti, ce ne torniamo all’ostello. Stasera a letto molto presto. Domani dovremmo tornare a Central Park per girarlo meglio e visitare un museo.

Giorno 19 – New York

19 maggio 2009
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Oggi la visità della città inizia in super ritardo, usciamo che ormai mezza giornata se ne è già andata.

Con la metro arriviamo al quartiere di Harlem, dove camminiamo lungo un pò di vie. Numero di bianchi incrociati: meno di dieci. La zona è tranquilla, nessuno dà fastidio, si passeggia per le strade piacevolmente.

Dopo una visita alla maestosa stazione dei treni “Grand Central Terminal“ ci dirigiamo prima verso il palazzo dell’Onu, visto solo dall’esterno, poi verso Central Park, che attraversiamo velocemente beccando alcuni matrimoni, e quindi a Roosevelt Island. Questa stretta isola, che si trova tra Manhattan e Queens, si può raggiungere tramite una funivia che passa sopra l’Hudson e regala la vista di un pò di tetti della città.
Saremmo dovuti anche entrare al museo Guggenheim ma siamo arrivati giusto al momento della chiusura (alle cinque…come si fa a chiudere alle cinque…)

La serata si conclude con la salita all’Empire State Building, tornato ad essere il grattacielo più alto di New York dopo la distruzione delle Torri Gemelle. Per salire si fanno un pò di code, sempre più lunghe: rapida per il controllo sicurezza con metal detector; rapida anche quella per i biglietti; un pò più lunga invece la coda per prendere il primo ascensore che porta all’80° piano (l’ascensore sale invece in meno di un minuto), lunga quella per il secondo ascensore che sale all’86°. Arrivare in cima vale però la pena: vedere dall’alto la città illuminata è uno spettacolo. Peccato per la mancanza del simpatico King Kong.

Domani Statua della Libertà.

Giorno 18 – New York

18 maggio 2009
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La giornata inizia in tarda mattinata, visto che sono le 11 passate quando ci alziamo. Per la prima volta si sono presentati i bed bugs. Gianni ne riconosce un paio girovagare sui lenzuoli prima di eliminarli senza pietà. Comunque nessun morso sul corpo (sul corpo dei bed bugs, intendo).

Usciti dall’ostello prendiamo la metropolitana per raggiungere Ground Zero. Il punto dove sorgevano le Torri Gemelle è transennato con gru e ruspe che lavorano di continuo. Che ci sia un vuoto in mezzo a tutti quei palazzi è palese. Prima di entrare nel centro visitatori pranziamo con un trancio di pizza. Nel locale, seduti dietro di noi, ci sono il pizzaiolo e un italoamericano, che deve essere il proprietario o il capetto del quartiere. Simpatico sentire come parla, con un miscuglio di parole americane e italiane (ieri sono andato a giocare a calcio, very good. poi sono stato all’ hospital…)(beh a sto punto magari gioca con le cards che is better).
Il centro visitatori sull’11 settembre è piuttosto piccolo e ci si muove a fatica fra la gente. Il suo scopo è ricordare le vittime di quel giorno, con racconti, foto e oggetti di chi si trovava lì.

La seconda tappa è la zona di Financial District, con la celebre Wall Street. Niente da dire. Se non si è interessati di Borsa o di cognome non si fa Gekko, questo posto significa poco.

Quindi via verso il ponte di Brooklyn per scattare qualche foto prima di attraversare i quartieri di Chinatown, abbastanza grosso, e Little Italy, ormai quasi scomparso.
Se a Chinatown ci sono negozi di diverso tipo, a Little Italy per la maggior parte si vedono solo ristoranti e qualche negozio di souvenir, dove in mezzo a varie cianfrusaglie spunta anche qualche targa con scritto mafia (gli italiani sono tutti come i Soprano…).

Nel tardo pomeriggio, dopo una sosta da McDonald’s per bere qualcosa, ci dirigiamo verso Coney Island, che a differenza dei “Guerrieri della notte” non dobbiamo raggiungere a piedi sfidando gang rivali, ma in metropolitana. (piccola parentesi: in metro una pubblicità recita “Bed bugs are back!”).
Come riporta la guida, effettivamente Coney Island gode di un certo fascino decadente, con la spiaggia deserta e le giostre spente. Nei possimi mesi e nei week end si riempirà di persone e artisti di strada. Ad ogni modo è meglio di Santa Monica.

L’ultimo giro prima di tornare in ostello lo facciamo a Time Square, dove chi soffre di epilessia è meglio che non vada. Qui tabelloni pubblicitari alti più piani fanno la loro porca figura affascinando turisti che scattano foto a raffica.
Insegne al neon illuminano a giorno ogni angolo della zona. Evviva la pubblicità, evviva il consumismo.

Stanotte anche noi dormiremo con le luci accese per fare in modo che i bed bugs non saltino fuori…a meno che non spengano loro la luce…

Giorno 17 – da Denver a New York

17 maggio 2009
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Oggi si lascia la natura selvaggia per tornare in città, e che città! visto che si tratta della Grande Mela

Sveglia alle 6 per uscire e andare a prendere il pullman che ci accompagnerà all’aeroporto.
Il volo dura quattro ore ed è tranquillo, solo che mi ritrovo di fianco due che mangeranno e berranno per tutta la durata. Tentare di dormire non serve dato che al naso mi arriva l’odore delle porcherie che stanno ingurgitando…Riempiono i loro tavolini di bicchieri e confezioni che se gli dovessi chiedere di spostarsi per farmi andare in bagno impiegherebbero ore a sparecchiare…Quindi non posso neanche andare alla toilette visto che da quel lato sono bloccato, e dall’altro ho il finestrino e non posso uscire che fa freschetto e sono senza maglioncino.

L’arrivo è all’aeroporto JFK. Per raggiungere la città prendiamo una navetta e la metro dopo aver acquistato un abbonamento per i prossimi giorni.
L’ostello si trova in una zona distante da Manhattan. La scelta è ricaduta su questo perchè gli altri costavano veramente troppo o avevano commenti insodisfacenti. Questo non è in centro ma è comunque collegato molto bene tramite la metro. A prima vista il quartiere sembra abbastanza desolante. Ci sono diversi edifici con all’interno loft adibiti a studi di artisti. Si presenta un pò come quartiere di artisti alternativi che vengono qui per stare lontani dalla città. In realtà è un posto dove vengono a stare gli artisti squattrinati che non si caga nessuno…
Comunque non ci sono sparatorie e si può girare tranquilli.
Il ragazzo alla reception è italiano, lo si capisce subito, e dopo qualche parola in americano inizia a parlare nella nostra lingua.
La camera è minuscola, bisogna fermarsi per far passare l’altro altrimenti ci si incastra. Il bagno sembra la replica di quelli sui treni; il lavandino forse va bene per un pupazzo…

Dopo un riposino usciamo per prendere contatto con la città. Dopo giorni in mezzo al nulla dove era raro trovare un lampione (s)piace vedere come qui invece le luci non manchino per niente.
Carino notare anche qui, come a Denver, i tombini sparare fuori nuvole di vapore
Prendiamo la metro e scendiamo in centro, girando un pò a caso per le strade. Senza quasi accorgercene passiamo sotto l’Empire State Building. Ci torneremo nei prossimi giorni.

Una parola sulla metro. E’ chiara per quanto riguarda le linee e ci si muove abbastanza bene. Lascia però a desiderare per come sono concepite le fermate. Può capitare che per cambiare linea si debba uscire dalla metro, salire in strada ed entrare da un’altra parte. Lo stesso anche se semplicemente ci si accorge di essere sulla banchina che va nella direzione opposta e si vuole passare a quella di fronte. Si deve uscire in strada. E qui nascono i problemi, perchè risulta che tu hai già timbrato e quindi deve prendere un altro biglietto…Che magari non viene letto…E’ successo che inserendo un biglietto la macchina sparasse fuori errori a caso (inserire ancora – sentire il controllore – trasferimento non valido).

Nonostante questi inconvenienti riusciamo a tornare all’ostello.
Non prima di esserci fermati a comprare un paio di brioches.

(anche oggi niente foto)

Giorno 16 – da Moab a Denver

17 maggio 2009
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Stamattina saremmo dovuti andare all’Arches National Park…Siamo rimasti invece a dormire…Ci saremmo dovuti alzare troppo presto.

Colazione in città presso uno squallidissimo bar che si vantava di essere uno dei migliori venditori di muffin…Ne avevano uno. In tutto il banco del bar c’era UN solo muffin disponibile. Cameriera ancora nel mondo dei sogni che si ricorda dopo una decina di minuti che avevamo chiesto da bere.

Dopo questa grande colazione si parte verso Grand Junction, dove dobbiamo riconsegnare la macchina all’autonoleggio. Siccome non vogliamo ridarla indietro la incendiamo e la facciamo precipitare da una rupe. Per raggiungere Grand Junction tocchiamo il quinto stato di questo viaggio, il Colorado, dopo California, Nevada, Arizona e Utah.

Da lì via in pullman per arrivare a Denver. Il viaggio dura circa cinque ore e attraversa le Montagne Rocciose. Il paesaggio si fa montano e macchie di neve compaiono ai lati della strada. Ci sono giusto un paio di soste dove poter scendere per sgranchire le gambe.
Dalla stazione dei pullman di Denver percorriamo pochi minuti a piedi e siamo all’albergo dove dormiremo.

Domani si parte per la Grande Mela…
(oggi niente foto allegata)

Giorno 15 – Dead Horse Point e Canyonlands

16 maggio 2009
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Sveglia mattutina alle otto per fare colazione all’interno del motel: non è il massimo. Ce ne torniamo in camera a dormire. Usciamo per pranzare e girare un pò di negozi di souvenir del paese.

Il pomeriggio viene dedicato a Dead Horse Point, da cui si può ammirare ancora una volta il Colorado prodursi in una curva in mezzo alle rocce (questo fiume è lunghissimo, circa 2.330km), e a Canyonlands, che a dispetto del nome non è un parco giochi ma un altro parco nazionale.

Qui percorriamo un paio di semplici sentieri. Uno corre lungo il bordo del canyon, l’altro porta invece ad una roccia arcuata. Domani ne dovremmo comunque vedere di migliori dato che si va all’Arches National Park.

Si cena con una scandalosa pizza surgelata e dei budini…

Giorno 14 – da Mexican Hat a Moab

15 maggio 2009
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Niente di rilevante oggi. Ci alziamo verso le 10.30 e andiamo verso Moab, graziosa cittadina dove passeremo un paio di notti. L’unica sosta è subito fuori Mexican Hat per fotografare quella strana roccia che sembra effettivamente raffigurare una sorta di sombrero.

Visto che non c’è altro da dire ne approfitto per parlare di altri argomenti (sapete, mi pagano per scrivere queste cose…).

Strade
Guidare fuori dalle grandi città è parecchio piacevole. Le strade sono tenute bene, i cartelli delle velocità o dei pericoli riportano effettivamente quello che è corretto per quel tratto, anche se in alcuni casi tendono un pò troppo a far andare piano. Gli altri automobilisti non rompono le balle, non suonano, rispettano i limiti e se vedono che rallentano l’andatura si spostano per facilitare il sorpasso. I camionisti si comportano egregiamente senza intralciare nessuno e senza lanciarsi in sorpassi idioti come in Italia. Sono frequenti gli incontri con le auto della polizia che pattugliano le varie zone. La maggior parte delle auto che si vedono sono pick up, o comunque grosse auto. Le Smart, le Clio, le Matiz qui non esistono, nè in città nè fuori.

Cibo
E’ oversize. Non lesinano sulla quantità. Sfortunatamente di base ti piazzano qualche salsa su ogni cosa ci sia nel piatto. Olio e aceto vanno richiesti, dato che sull’insalata c’è già qualche salsa. Qualsiasi cosa si chieda da bere viene servita con qualche migliaio di cubetti di ghiaccio. Se in Italia da McDonald’s riempiono di ghiaccio il bicchiere per 1/3 qui ne mettono 2/3. E siccome l’acqua da queste parti non è il massimo e viene aggiunto il cloro, ci si ritrova con delle bibite con dentro cubetti di ghiaccio al cloro. Praticamente è come bersi l’acqua della piscina ma con quel frizzante in più.

Televisione
A parte in telefilm e gli show stile David Letterman o Jay Leno, il resto sembra fare abbastanza pena. Per la maggiore vanno programmi tipo “Grande fratello” e  “X-Factor”, ma in versione super. Per non parlare dei programmi stile “Forum”, dove speri che l’imputato faccia saltare la testa al giudice. E il fatto che sempre più programmi di questo tipo vengano trasmessi in Italia non rende rosea la situazione…
La pubblicità viene trasmessa in quantità industriali: tre minuti di programma, spot. Per di più fa veramente schifo. Le più trasmesse sono quelle delle assicurazioni (“Potresti morire, chiamaci”) o di altri servizi.

Radio
Ottima. Mandano in onda di tutto: vecchie e nuove canzoni, chicche che non si sentono spesso. Gli speaker parlano poco e fanno andare i nastri. Zero pubblicità.

Tasse
Per qualsiasi cosa c’è una tassa. I prezzi esposti della merce non contengono mai le tasse, quindi arrivi alla cassa e il totale è diverso da quello che avevi calcolato. Entri da McDonald’s e mangi sul posto? C’è la tassa per mangiare lì. Prendi il panino e te lo mangi fuori? Paghi lo stesso una tassa per mangiare fuori…

Mance
Sono quasi obbligatorie, e in diversi casi fa anche piacere lasciare qualcosa in più se il servizio è stato buono. Si aggirano sul 15-20% del conto. Certo che se paghi un tour 150$ e alla fine gliene lasci 180$ la cosa cambia un pò.

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